La “tempesta evolutiva” dell’adolescenza è una crisi che coinvolge l’intera famiglia e può aumentare i fattori di rischio verso dipendenze e disturbi più gravi della semplice irritabilità. Soprattutto in questo periodo di “necessario distanziamento” l’intervento dello psicoterapeuta può essere d’aiuto.
Il processo di crescita attraversa nel periodo adolescenziale una fase critica, dovuta alle trasformazioni sul piano corporeo, sessuale, cognitivo e sociale. È una sorta di «tempesta evolutiva», una crisi funzionale allo sviluppo che può portare a un’identità matura, ma anche a fenomeni più o meno preoccupanti.
Questa crisi è correlata con la parallela crisi dei genitori e dell’intera famiglia del ragazzo. C’è un momento, nella vita di ogni adolescente, in cui ci si accorge che i genitori fino ad allora idealizzati hanno i limiti di tutti. Il venir meno dell’idealizzazione è un passaggio fondamentale verso una vita adulta ma questa delusione può portare un dolore mentale intollerabile. L’unico modo di renderlo tollerabile è trasformarlo in aggressività.
Perché questo passaggio avvenga, è però necessario che un genitore sappia accettare di perdere un figlio dipendente per avere un figlio libero.
Ma, in realtà anche per i genitori è spesso difficile rinunciare all’idealizzazione. Senza la presenza affettiva di un genitore capace di perdere quello che vive come una continuazione di sé non può realizzarsi questo processo di separazione. In effetti, essere genitore di un adolescente è molto impegnativo perché l’adolescente vuole le attenzioni di un bambino, ma anche la
considerazione di un adulto ed è dunque difficile rispondere con appropriatezza e tempestività. In effetti, come genitori, si è chiamati dall’adolescenza dei figli ad un compito spesso assai impegnativo; forse si può dire che si sia costretti a transitare attraverso una seconda adolescenza che a volte porta ad atteggiamenti altrettanto rigidi di quelli dei ragazzi. Tutti questi movimenti offrono anche una grande opportunità di trasformazione e di crescita, sia per i figli che possono ripercorrere momenti problematici della loro infanzia in un nuovo contesto, sia per i genitori che possono rivisitare e completare il ricordo dell’adolescenza.

La difficoltà a gestire queste trasformazioni può portare un disagio che si traduce in forme di pensiero o comportamento patologici. Mentre è fisiologica una oscillazione tra momenti evolutivi e di stallo, la preoccupazione diventa seria se c’è un blocco nello sviluppo e comportamenti che esprimono un disagio grave, come ad esempio i disturbi alimentari o le dipendenze.
È però anche vero, data la grande elasticità dell’apparato psichico in questo periodo dell’esistenza, che si possa trovare una riorganizzazione attraverso percorsi terapeutici adeguati, che sappiano cogliere la richiesta d’amore nascosta dietro l’aggressività verso i genitori e la società in generale.
Percorsi direi tanto più importanti in questo periodo, in cui l’estremizzazione della dimensione social dei ragazzi e la pandemia hanno fatto venir meno la relazione diretta.
[Per approfondire leggi anche “L’illusione della socialità dietro uno smartphone“]
Alessio Manciocchi
psicologo psicoterapeuta